IL TERRITORIO

La Tuscia

LA TUSCIA E LA MAREMMA LAZIALE

Una Terra antica piena di Storia, di Cultura, di Tradizioni. Terra di Etruschi, di Borghi Medioevali e Rinascimentali; Terra di Ville Romane, di Necropoli uniche al mondo. Un luogo dove la natura è ancora predominante e per certi versi ancora «selvaggia», dove il mare bagna le dune ricoperte di macchia mediterranea, dove i colori sono vita e raccontano atmosfere di un tempo che scorre lento e pieno di significati, dove non è difficile incontrare i famosi «Butteri». Una terra dalle forti Tradizioni dove il sacro si mescola al profano, la terra è ancora un lavoro e i suoi prodotti si possono gustare in una tavola imbandita. Un luogo nel quale il clima consente di vivere una lunga primavera, una calda estate e un autunno temperato. Un luogo di Suggestioni che incanta il viaggiatore che lo scopre nelle sue mille sfaccettature e lo terrà inciso nei suoi più bei ricordi. Tuscia un’inaspettata Scoperta, un mare di Cultura.

MONTALTO DI CASTRO - SPIAGGIA A MISURA DI BAMBINO

"Montalto di Castro - Montalto di Castro, spiaggia a misura di bambino.

E’ la sola località balneare viterbese a essersi aggiudicata nel Lazio la bandiera verde 2014 dei pediatri per acqua pulita e bassa vicino alla riva, sabbia per costruire castelli e torri, giochi per bambini e presenza di bagnini, senza dimenticare nei dintorni gelaterie, pizzerie, e aree attrezzate per lo sport.

In Italia sono 83 le località marine scelte, di cui sette nel Lazio.

Oltre a Montalto, Formia, Gaeta, Lido di Latina, Sabaudia, San Felice Circeo e Sperlonga. Tutte in provincia di Latina e tutte a misura di giovani under 18, luoghi dove le famiglie con bambini possono andare e trovare il giusto confort, secondo i 147 pediatri che li hanno selezionati.

Una ricerca che negli anni ha analizzato le località balneari sotto diversi aspetti: nel 2008 e 2009 quelle definite mondane, nel 2010 quelle incontaminate e nel 2011 quelle con le maggiori attrezzature turistiche." 

MONTALTO DI CASTRO - GUIDA BLU DI LEGAMBIENTE, MONTALTO SI AGGIUDICA QUATTRO VELE

"MONTALTO DI CASTRO - Il mare più bello del Lazio. Per la Guida Blu di Legambiente, Montalto si è aggiudicato quattro vele, al top insieme a Sperlonga e Ponza. Mentre a Tarquinia sono state assegnate tre vele. La guida “Il mare più bello” è stata presentata questa mattina a Roma dalla direttrice generale di Legambiente Rossella Muroni, il responsabile turismo Legambiente Angelo Gentili, il presidente del Touring Club Italiano Franco Iseppi, Stefano Landi del Master MMT – Università LUISS, il vice presidente di Federparchi Salvatore Sanna, il presidente Iccrea Banca Francesco Carri e il responsabile mare di Legambiente Sebastiano Venneri. Il riconoscimento di Legambiente viene assegnato a quelle località che sono riuscite ad offrire vacanze da sogno e di qualità, grazie alla gestione sostenibile di un territorio d’eccellenza, alla salvaguardia del paesaggio, ai servizi offerti nel pieno rispetto dell’ambiente e all’enogastronomia di alto livello."

Il Parco di Vulci

Vulci è un'antica città etrusca che oggi fa parte del territorio di Montalto di Castro, in Provincia di Viterbo, nella maremma laziale. Pur essendo lontana dal mare, si trova su di una piattaforma calcarea lungo la riva destra del Fiora. Fu una delle più grandi città-stato dell'Etruria, con un forte sviluppo marinaro e commerciale con Grecia e Oriente, come testimoniano i sontuosi corredi funebri ritrovati nelle necropoli adiacenti, oggi sparsi nei musei di tutto il mondo.

Nelle necropoli che circondano la città, situate nei territori di Montalto di Castro e Canino, nelle località di Cavalupo, Ponte Rotto, Polledrara, Osteria, Campo di Maggio e Camposcala, si trovano migliaia di tombe, dalle forme e tipologia diverse: fosse, tumuli, tombe a cassone, tombe a camera e tombe a corridoio. Tra le più note: il grandioso tumulo della Cuccumella (alto 18 metri e con un diametro di 75 metri), la Cuccumelletta e la Rotondala tomba François, situata nel territorio di Canino, quelle dei Toridelle Iscrizioni e dei Due Ingressi. A Osteria sono presenti diverse tombe a camera caratterizzate dal soffitto scolpito, come era in uso nelle abitazioni etrusche.

Tra i monumenti più suggestivi, il maestoso ponte detto del Diavolo (III sec. a.C.) che con i suoi 30 metri di altezza domina il fiume Fiora, nei pressi del castello medievale della Badia (XIII sec.).

Parco di Vulci:  http://www.vulci.it/mediacenter/FE/home.aspx

Il Museo Di Vulci: Il Museo archeologico si trova nel Castello dell'Abbadia, vi si possono ammirare il ricchissimo corredo della tomba della Panatenaica, la ceramica etrusca e greca, bronzi, sarcofagi, ex voto ed elementi architettonici che un tempo ornavano templi e tombe.

Il Castello, situato nel territorio di Canino, venne edificato a ridosso di un ponte, ponte dell'arcobaleno, costruito dai romani su fondamenta preesistenti etrusche, per attraversare una gola dove passa il Fiume Fiora, che oggi divide i territori di Canino e Montalto di Castro.

Il castello venne edificato nel XII sec. dai monaci cistercensi, su quella che nel IX sec. era un’abbazia dedicata a San Mamiliano, distrutta dalle incursioni dei saraceni. Il castello divenne dal XIII sec. un importante centro di assistenza ed accoglienza dei pellegrini e fu per mezzo secolo gestito in collaborazione con i cavalieri del Tempio, i cosiddetti Templari.

Nel XVI sec. passò nelle proprietà di Alessandro Farnese, Papa Paolo III, che vi operò alcuni restauri. Successivamente fu utilizzata quale dogana dello Stato Pontificio, perché il castello era situato ai confini con il Granducato di Toscana. Passò poi ai Bonaparte, nel 1859 ai Torlonia e infine fu acquistato dallo Stato Italiano.

Tarquinia

Il profilo di Tarquinia spicca in lontananza.
La città si delinea nettamente e: dapprima le sue torri svettanti, poi le solide mura di macco dorato e infine il Torrione e gli antichi tetti del borgo medievale, i suoi bei giardini che bordano i belvedere panoramici, le sue splendide chiese romaniche che testimoniano la ricchezza di questa oasi che fu meta di personaggi illustri e soggiorno di papi, principi e re.
I suoi monumentali Palazzi sono tesori di architettura e di storia: chi visita Tarquinia scopre una città armoniosa ed equilibrata.
La natura è dappertutto, nei pressi del centro storico e nei quartieri periferici più recenti. Una città verde dove praticare attività sportive, fare passeggiate e riscoprire il piacere, la serenità e la qualità della vita di un tempo.
Le strutture moderne non mancano: campi di calcio, di calcetto, da tennis, piscine scoperte, bocciodromi, un rinomato campo da golf, varie palestre, campi di tiro con l'arco, maneggi, scuole di vela, scuole di windsurf e campi di volo... In autunno e in primavera la Maremma si offre rigogliosa per piacevoli cavalcate attraverso i boschi e le macchie con possibili soste nei vari punti di ristoro agrituristici, oppure lungo il litorale fino ad arrivare alla Riserva Naturale delle Saline, dove è possibile praticare il bird watching.
Nella stagione estiva, un bagno di sole, un tuffo nel blu del mare e poi via, a visitare le aree archeologiche dell'Acropoli e della Necropoli o a passeggio per il borgo medioevale dove profferli, archi e loggiati, austere chiese e possenti palazzi turriti, allietano lo sguardo del visitatore.

Tarquinia dei musei:

Il più grande museo di Tarquinia è la città stessa, con il suo territorio e le quattro città che nel tempo vi sono sorte e si sono evolute: l’etrusca Tarchna, l’emporio greco e poi romano di Gravisca, l’altomedievale Cencelle, la medievale Corneto.
Ognuna di loro ha avuto il suo momento di gloria ed ha lasciato una messe di ricordi.
La città medioevale e l’attuale suo lido vivono anche ai nostri giorni, mentre le altre sono ormai museo di se stesse.
Prima e più importante è la città etrusca con la sua necropoli. Prima, perché data a tremila anni fa; più importante per il ruolo guida nella civiltà, cultura e religione etrusca. Ma anche per il contenuto artistico che ci tramanda.
La necropoli di Tarquinia, con le sue circa 200 tombe dipinte, è unica fra quelle etrusche fin dall’antichità. Per l’apporto degli artisti greci, forse transitati dall’emporio di Gravisca, per l’interscambio culturale con la coeva ceramica attica, e magari anche per la pietra locale, il chiaro macco su cui i dipinti risaltavano.
Le pitture delle tombe, oltre che ammirabili dal punto di vista artistico, documentano miti, tradizioni, personaggi e clan familiari. Il loro essenziale complemento è nelle opere raccolte nel Museo Nazionale Archeologico Tarquiniense, che ha sede nel Palazzo Vitelleschi.
Qui i sarcofagi raccontano genealogie, avvenimenti e ruoli di intere famiglie (esempio: Pulena e Camna) e ci tramandano le loro fattezze e le loro preferenze.
Gli oggetti quotidiani come il vasellame, gli attrezzi, le armi, gli ornamenti, gli ex-voto, ci parlano della loro vita, del lavoro, dei rituali, della tecnologia di cui gli etruschi si sono serviti.
Per essere affascinati basta coglierne l’eccellenza artistica. Nel salone delle feste, al piano nobile del palazzo, sono esposti alcuni dei capolavori ceramici greci ed etruschi: il grande vaso di Nikosthenes (V sec. a.C.), l’anfora di Phintias (fine del VI sec. a.C.).
Assegnare un volto ed un percorso artistico a questi grandi maestri dell’antichità oggi quasi sconosciuti può essere il gioco, la storia da ripercorrere. Ai loro tempi sono stati i Giotto, i Caravaggio, i Picasso della nostra epoca.
Nel Museo di Tarquinia ci si può perdere nell’ammirare i buccheri ed i vasi corinzi e attici, seguendo, fra i tanti, il filo logico prescelto; quello dell’evolvere della tecnica d’esecuzione o delle tipologie vascolari.
Oppure seguirli per tema: vasi ispirati al quotidiano o al divino, ai giochi atletici, ai miti greci, all’erotismo, ecc.
L’interesse può invece focalizzarsi sui reperti più antichi, i cosiddetti villanoviani o dirigersi verso quelli più tardi, di epoca etrusco-romana; può concentrarsi sugli affreschi delle quattro tombe (del Triclinio, della Nave, delle Olimpiadi e delle Bighe), distaccati ed esposti nelle sale del secondo piano o verso la collezione dei cippi e marmi, oppure soffermarsi sugli ori, i monili, le pietre. Importante sono l’àncora con dedica del ricchissimo armatore greco Sostratos e gli Elogia Tarquiniensia della famiglia Spurinna. Interessanti, le enigmatiche figurine femminili in bucchero e le armature.
Ma nessuno potrà in alcun caso trascurare il famoso gruppo fittile dei Cavalli Alati, modellati in terracotta così fine da sembrare oro, che decorava il frontone del grande tempio dell’Ara della Regina.

Cerveteri

Antica Caere, d’importanza etrusca e poi romana, è testimonianza di una civiltà che tutt’oggi traspare da ogni piccolo frammento di roccia vulcanica, sulla quale disegnarono le abitazioni. Di notevole interesse è la Necropoli etrusca della “Banditaccia”. Qui sono conservate tombe di epoca intercorrente tra il VII e il II secolo a.C., tra le quali spicca la “tomba dei Rilievi”, dove sono ricostruiti nel tufo numerosi oggetti domestici etruschi.

Centro propulsore della civiltà etrusca, dichiarata nel 2004 Bene Patrimonio dell’Umanità UNESCO, la Necropoli, che si snoda per più di due chilometri, è sicuramente la più imponente di tutta l’Etruria e una delle più monumentali dell’intero mondo mediterraneo. Le tombe monumentali, entro tumulo, sono scavate e in parte costruite nel tufo. Si tratta di monumenti che testimoniano il desiderio delle famiglie aristocratiche di mostrare la loro ricchezza e di perpetuare nell’aldilà un livello di vita di altissima qualità.

n tal modo possono spiegarsi gli accumuli di beni di lusso quali vasellame in metallo prezioso, oreficerie, vasi figurati, bronzi, oggetti provenienti dalle zone del Vicino Oriente e dalla Grecia, oltre ad armi, cinturoni, rasoi, fibule, gioielli. Suggestivi gli interni, che imitano le case dei vivi a più ambienti con porte e finestre sagomate, colonne e pilastri, soffitti a travicelli e a cassettoni, mobili, letti funebri, talora suppellettili. Interessanti, inoltre, le tombe cosiddette “a dado”, che si allineano su vie sepolcrali a maglia regolare e ci restituiscono l’immagine di un contemporaneo quartiere urbano

http://www.tarquinia-cerveteri.it/museo-e-necropoli-di-cerveteri/necropoli

 

Il Giardino dei Tarocchi

Le sculture ispirate agli arcani maggiori dei Tarocchi, dense quindi di significati simbolici ed esoterici, sono l'ultima tappa di un percorso artistico iniziato da Niki de Saint Phalle a metà degli anni Sessanta, dopo aver abbandonato il Nouveau Réalisme e gli assemblaggi polimaterici per la creazione delle cosiddette "Nanas", enormi, sinuose figure femminili percorribili ed abitabili, la prima delle quali - la Hon -[1] venne realizzata nel 1966 per il Museo di Stoccolma e la più famosa delle quali, la Tete [2], fu terminata nel 1973 nel bosco di Milly-la-Foret in Francia e dichiarata monumento nazionale dal presidente Mitterrand.
 Nei colori intensi e vivacissimi, nella "spasmodica dilatazione delle forme e nella solarità ispirata ai maestri del cromatismo, da Matisse a Picasso, da Kandinskij a Klee"[3], le corpose, esplosive sculture del Giardino dei Tarocchi, rivestite di un "abito di luce che trasforma le varie figure personalizzate in una favolosa successione di parure neobarocche" [4], rapiscono "l'attenzione e i sensi dello spettatore", che, lungi dal percorrere un parco di divertimenti, compie una sorta di percorso iniziatico che si richiama ad illustri precedenti - Bomarzo, il Palazzo Ideale di Ferdinand Cheval nella Drome, il Parco Guell, le Torri di Watts di Simon Rodia di Los Angeles - ma che è connotato soprattutto dalla presenza di un Femminile materno e potente, carico di complessità simbolica e di "non casuali connessioni (...) con i "calvari" psichici e fisici" dell'autrice[5].
Celebrata come opera unica nel suo genere[senza fonte], al Giardino dei Tarocchi è stata dedicata nell'estate 1997 una mostra all'interno della secentesca polveriera Guzman, sulla laguna di Orbetello, allestita da Gianni Pettena e corredata di un film biografico di Peter Schamonti sulla storia artistica della scultrice. Nell'estate 2006 l'amministrazione comunale di Capalbio organizzò la prima mostra sul Giardino con esposizione di circa 60 opere e documenti di cantiere provenienti da collezioni private tenuta nel Castello Aldobrandeschi Collacchioni. Curatore scientifico della mostra fu Roberto Aureli, collaboratore per oltre un decennio di Niki e di Jean Tinguely per la definizione del Giardino dei Tarocchi. Dell'opera è unanimemente riconosciuto[senza fonte] lo stretto connubio tra arte e architettura, perché "della prima utilizza i vasti repertori figurativi e linguistici, ma della seconda ha la dimensione : umana, abitabile, tangibile" [6] e per la "volontà di destinazione dell'evento plastico a configurazione ambientale, dunque percorribile, abitabile" [7]. Inoltre, con l'arredo della sua scultura-abitazione, l'Imperatrice-Sfinge, Niki de Saint Phalle ha elaborato e realizzato l'altro stretto rapporto tra arte, architettura e design [8], mentre, ancora, presenti ed evidenti sono l'integrazione arte-natura, tradizione-contemporaneità, forme-colore, materia-spirito, così da fare del Giardino dei Tarocchi, un'opera totale.

http://www.giardinodeitarocchi.it/

Tuscania

Abitata dalla Preistoria già nel VIII secolo avanti Cristo, Tuscania, posta nel cuore del sistema viario fra Vulci e Tarquinia, Caere e il lago di Bolsena cominciò ad ingrandirsi fino a costituire verso la fine del VII secolo a. C. provviste della loro fortificazione, di santuari e di una struttura sociale avanzata.
Intorno al 280 a. C. la città passa sotto il dominio di Roma.
La sua storia lunga secoli è leggibile dalle numerose tombe etrusche e romane che punteggiano il suo territorio.
Lo storico Tito Annio Lusco racconta che Tuscania venne fondata dal figlio di Enea, Ascanio, sul luogo del ritrovamento di dodici cuccioli di cane (da cui il nome latino Tus–cana), mentre un'altra leggenda indica come fondatore Tusco, figlio di Ercole e di Araxe.

La cittadina di Tuscania, collocata nella Tuscia laziale, in un territorio assolutamente e straordinariamente interessante sotto molti punti di vista, si erge su di una collinetta, dalla quale domina tutti i sottostanti territori, godendo della splendida presenza di panorami e viste assolutamente molto particolari e suggestive.
L'abitato di Tuscania ospita monumenti affascinanti per la storia che raccontano come la Chiesa di Santa Maria Maggiore , la Chiesa di Santa Maria della Rosa, in stile romanico-gotico, la Chiesa di San Silvestro, eretta nel 1300, la Chiesa di San Marco, la Chiesa di San Pietro, la Chiesa dei Santi Martiri e molti edifici pubblici con in testa il Palazzo Comunale e i Palazzi Spagnoli, Campanari e Maccabei, il Teatro Rivellini e per terminare il Museo Archeologico.

Viterbo

La "Città dei Papi", capoluogo di antica origine etrusca e di grandi tradizioni storiche, conserva un assetto monumentale tra i più importanti del Lazio: aristocratici palazzi, monumenti ricchi di opere d'arte di spiccato interesse, suggestivi quartieri medievali, chiese e chiostri di varie epoche, torri slanciate ed eleganti fontane in peperino (la tipica pietra delle costruzioni viterbesi). E' cinta da alte mura medievali merlate e da massicce torri (costruite dal 1095 al 1268), ancora oggi pressoché intatte, con accesso da 8 porte. Passeggiare nel centro storico di Viterbo equivale a fare un viaggio indietro nel tempo, in quanto la cittadina è ricca di monumenti ed edifici storici, la maggior parte riferibili all’età medievale.
Tra le cose più importanti da vedere a Viterbo ricordiamo:
il Palazzo Comunale, edificato nel XV secolo per volere di Papa Sisto IV della Rovere, è caratterizzato da un ampio porticato e da una fabbrica seicentesca che raddoppiò la volumetria dell’edificio;
il Palazzo del Podestà, un grazioso edificio duecentesco che, nonostante i numerosi interventi di restauro conserva ancora oggi il fascino dell’antico;
Palazzo Farnese, una delle costruzioni più imponenti di tutto il centro storico di Viterbo, che fu edificato nel XV secolo e che ha ospitato nelle sue sale affrescate importanti personaggi che hanno segnato la storia;
la centralissima Piazza San Lorenzo, cuore pulsante della città medievale e centro del potere ecclesiastico della città, con il complesso del Duomo, della Loggia e del Palazzo dei Papi;
il Duomo di San Lorenzo, edificato nel XII secolo in stile romanico sul luogo in cui si pensa si trovasse un tempio dedicato ad Ercole, che conserva al suo interno pregevoli opere d’arte dei maggiori artisti dei secoli XV-XVIII;
il Palazzo dei Papi, un bellissimo edificio dalle fogge gotiche eretto nel XIII secolo per ospitare i Papi durante i loro assidui soggiorni a Viterbo;
la Loggia dei Papi, aggiunta nel XV secolo al Palazzo dei Papi, è caratterizzata da sette arcate sorrette da sottili colonnine che rendono l’insieme armonico e leggero e rappresenta una delle cartoline della città e uno dei punto più panoramici di tutta Viterbo;
il Museo Civico, allestito nei locali dell’ex convento di santa Maria della Verità, che ospita numerose testimonianze del passato di Viterbo, dalle origini fino all’età moderna;
il Santuario di Santa Rosa, rifacimento ottocentesco di un precedente edificio religioso eretto per conservare la sacra reliquia del corpo della santa (visibile all’interno della chiesa), che è la tappa finale della caratteristica Processione di Santa Rosa, che si svolge ogni anno il 3 settembre, in cui 90 facchini trasportano a spalla per le vie di Viterbo al Macchina di Santa Rosa, un monumentale campanile posticcio alto oltre 30 mt.
Nelle vicinanze di Viterbo, in località Bagnaia è situata Villa Lante una delle maggiori realizzazioni del Cinquecento italiano. Da ricordare in modo particolare la Fontana dei Mori del Giambologna, le due palazzine (Gambara e Montalto) ed uno spettacolare sistema di fontane e giochi d’acqua oltre a un bel parco boschivo. Tutta la Villa (tra giardino all'italiana e parco) occupa una superficie di 22 ettari.
La straordinaria particolarità di Villa Lante è insita nella predominanza del giardino rispetto all'opera architettonica; infatti la residenza si sdoppia in due piccoli edifici gemelli (anche se costruiti in tempi diversi) simmetrici rispetto all'asse centrale del giardino che domina l'intera composizione attraverso il percorso d'acqua. Le geometrie d'acqua a Villa Lante : L'acqua nasce da un trionfo di geometrie disegnate da siepi sempreverdi e statue di peperino e segue un percorso che crea bacini e giochi d’acqua.
Il Giardino di Villa Lante è così un luogo incantato creato e voluto da un potente cardinale in nome della supremazia dell’uomo sulla natura. Chiusa in un rigoroso dedalo geometrico opera dell’architetto Jacopo Barozzi da Vignola, Villa Lante fu costruita nella seconda metà del Cinquecento per volere del cardinale Gambara, a ridosso di un bosco già riserva di caccia.

Civita di Bagnoregio

La cittadella di Civita di Bagnoregio è situata sulla vetta di un notevole colle e offre di sé uno spettacolo incomparabile a chi la osserva dai punti panoramici di Bagnoregio. Lo scrittore Bonaventura Tecchi l'aveva denominata la "Città che muore" e questo è in parte vero. Civita di Bagnoregio sorge infatti su un terreno molto precario, situata su una platea tufacea, rischia il crollo perché i vasti banchi d'argilla che la sorreggono sono soggetti a continua erosione. Ne sono testimonianza i maestosi "calanchi", in parte ricoperti da una povera vegetazione, che si estendono per chilometri e che al tramonto danno all'intero paesaggio un aspetto lunare. Il meraviglioso borgo di Civita di Bagnoregio, la cosidetta Civita che muore è un piccolissimo centro dove il tempo sembra essersi fermato e dove si può giungere soltanto a piedi, percorrendo un ponte in cemento armato realizzato a vantaggio dei pochi cittadini rimasti e dei turisti che la visitano da tutto il mondo.

La celebre Civita di Bagnoregio sorge sui prodotti vulcanici e appare quasi come un'isola di tufo rosso nel mare delle bianche argille dei calanchi. Dall'analisi degli antichi Archivi sono stati ricostruiti i diversi momenti storici in cui si sono verificati eventi di crollo assai distruttivi, che hanno determinato la progressiva riduzione dell'altura su cui sorge Civita di Bagnoregio, dal 1450 al distruttivo terremoto del 1738. Il suggestivo borgo medievale, noto in tutto il mondo come "la città che muore" per il progressivo crollo delle pareti perimetrali ed il conseguente abbandono da parte della popolazione nel corso degli ultimi secoli regala un'atmosfera veramente surreale ed indimenticabile.

Dalla Rupe orientale di Civita di Bagnoregio si può ammirare lo stupendo spettacolo dei "Ponticelli", enormi muraglioni naturali in argilla, ultima traccia di un processo erosivo iniziato migliaia di anni fa e non ancora cessato. E' questa l'ultima soluzione adottata per accedere al caratteristico paese, dal 1854 ad oggi il punto in cui passa la strada si è progressivamente abbassato di circa 25 metri. Uno studio condotto sulla velocità di arretramento dei bordi dei calanchi ha rilevato un'erosione media di circa 7 centimetri/anno.

Bomarzo e il Sacro Bosco

Bomarzo, borgo del Lazio alle falde del Monte Cimino, possiede un'opera unica al mondo, la Villa delle Meraviglie, chiamata anche Sacro Bosco, spesso definito Parco dei Mostri. 
Venne progettato dal principe Vicino Orsini e dal grande architetto Pirro Ligorio nel 1552. lI parco, pur inserendosi a pieno titolo nell'erudita cultura architettonico-naturalista del secondo Cinquecento, costituisce un unicum. I raffinati giardini all'italiana sono realizzati su criteri di razionalità geometrica e prospettica. con ornamenti quali le ampie terrazze, le fontane con giochi d'acqua e le sculture manieriste. Al contrario, il colto principe di Bomarzo si dedicò alla realizzazione di un eccentrico "boschetto" facendo scolpire nei massi di peperino, affioranti dal terreno, enigmatiche figure di mostri, draghi, soggetti mitologici e animali esotici, che altenò a una casetta pendente, un tempietto funerario, fontane, sedili e obelischi su cui fece incidere motti e iscrizioni. Il Sacro Bosco, non rispettando le consuetudini cinquecentesche, si presenta come una soluzione irregolare; i diversi elementi sono tra loro svincolati da qualsiasi rapporto prospettico e non sono accomunati da coerenza di proporzioni. ll tutto è inventato con criteri iconologici che sfuggono anche ai più appassionati studiosi, autentico labirinto di simboli che avvolge chi si addentra fisicamente o intellettualmente. Questi i motivi che hanno ispirato molti artisti del tempo, come Annibal Caro, Bitussi e il Cardinal Madruzzo. ln seguito alla morte di Vicino Orsini, nessuno si curò più di questo luogo che dopo secoli di abbandono è stato rivalutato da intellettuali e artisti come Claude Lorrain, Johann Wolfgang von Goethe, Salvador Dali, Mario Praz e Maurizio Calvesi.

Bolsena

Situata circa a 30 Km a Nord-Ovest da Viterbo Bolsena è un centro agricolo e peschereccio. La cittadina ha un impianto medievale che insiste sul lato orientale del grande lago, proprio alle pendici dei monti Volsini. Antica città etrusca (Velsna), una delle più importanti e ricche della confederazione politico-sociale dell'Etruria, fu conquistata dai romani nel 280 a.C. Dopo un'insurrezione, peraltro subito domata ( 264 a.C.), gli abitanti furono obbligati a costruire un'altra città alla quale diedero il nome di Volsinii. Eretta a sede vescovile attorno al V secolo, subì le invasioni barbariche divenendo dominio dei Longobardi. Divenne prima patrimonio della chiesa per donazione di Carlo Magno nel 774, poi fu lungamente contesa tra Orvietani e Santa Sede a cavallo tra il XII ed il XIV secolo. Presa e saccheggiata da Gregorio XI nel 1377, venne concessa da Martino V ai Monaldeschi della Cervara per poi passare, alla metà del XV secolo, definitivamente alla Chiesa. ulle colline dietro il centro moderno, gli scavi hanno rimesso in luce i resti della città etrusca con mura del IV secolo a.C. ed un piccolo tempio. Della città romana, che occupava la parte bassa dell'abitato etrusco, restano l'anfiteatro, le terme, i ponti e alcune strade. Di particolare rilievo intorno a Bolsena, le necropoli, che si estendono in un' ampia zona, con tombe che risalgono fino al VII secolo a.C. In località La Civiltà (poco lontano dal centro della città), fu poi rinvenuto un secondo centro Etrusco di significante rilievo. 

L'antico nucleo medievale, molto ben conservato, ha il suo centro nella piazza dove sorge la Collegiata di S. Cristina, in stile romanico, eretta nel XI secolo su antiche catacombe cristiane, in parte ancora inesplorate. La chiesa conserva all'interno terrecotte robbiane ed un grande dipinto sacro raffigurante "Scene del Martirio della Santa" eseguito da Giovanni della Robbia (celebre scultore e ceramista, attivo soprattutto in toscana all'inizio del 1500). La cappella del Miracolo, venne eretta nel 1693 in forme barocche, in ricordo del miracolo dell'ostia sanguinante del 1263. Nei dintorni di Bolsena rimangono numerose ville e castelli della famiglia Farnese, di cui i più famosi sono il palazzo di Gradoli (XVI secolo), attribuito all' architetto emiliano Jacopo Barozzi conosciuto come "il Vignola" (dal suo luogo di nascita), ed il quadrato castello di Capodimonte, sul quale si erge l'edificio ottagonale di Antonio da Sangallo il Giovane.

 Di particolare interesse turistico, le numerose manifestazioni folcloristiche che interessano il paese. Oltre alla tradizionale processione del venerdì santo, che coinvolge oltre 100 personaggi rievocanti le classiche scene della passione di Cristo, è il periodo estivo a riservare le migliori sorprese per gli appassionati delle "feste di paese". 

Il 25 maggio si tiene la "Festa del Corpus Domini" con le caratteristiche "infiorate". La città si copre di un tappeto di fiori per la ricorrenza del miracolo del Corpus Domini trasformatasi fra le mani di un sacerdote in corpo e sangue di Cristo nella basilica di Bolsena. 

Si narra che nel 1263, proprio a Bolsena infatti, accadde il miracolo eucaristico delCorpus Domini dalla quale prese origine l'omonima festività. Un sacerdote boemo di allora, dubbioso sulla presenza reale di Cristo nell'Eucarestia, partì alla volta di un pellegrinaggio per Roma. Al ritorno, presso la comunità di Bolsena chiese di poter celebrare la S. Messa. Proprio durante la Preghiera Eucaristica vide le ostie sanguinare e a bagnare il corporale. Da allora non ebbe più alcun dubbio. A Bolsena sono ancora conservate 3 pietre bagnate dal sangue mentre il corporele è racchiuso in uno splendido reliquiario custodito in una cappella del Duomo di Orvieto. 

Le infiorate di garofani, ginestre e rose, si estendono per 3 km lungo il paese, con migliaia di fiori che accompagnano una processione evocatica. I fiori vengono colti nei giorni immediatamente prima della festa (o addirittura la mattina del 25 prima dell'alba), e lungo il tragitto vengono realizzate delle vere opere d'arti,con l'utilizzo dei petali colorati di questi splendidi fiori (principalmente verdi, gialli e rossi) per dare colore a disegni realizzati su pannelli o direttamente sul lastricato delle strade.

Caprarola - Palazzo Farnese

Il caratteristico centro abitato di Caprarola si presenta immerso in uno dei più straordinari spettacoli naturali del Lazio. Sorge infatti in un territorio collinare alle falde dei monti Cimini a poco più di 500 metri sul livello del mare circondato da rigogliosi boschi e nelle vicinanze del lago di Vico formatosi all’interno di un antichissimo vulcano sprofondato su se stesso.

Dominato dal monumentale Palazzo Farnese, il paese si sviluppa ai lati di una via diritta che sale gradatamente verso il palazzo stesso e lungo la quale sono disposte tutte le abitazioni dell’antico borgo medioevale ed i palazzi rinascimentali.
Palazzo Farnese è una fortezza dalla struttura pentagonale abbozzata dal Sangallo, sapientemente trasformata in maestosa residenza cinquecentesca per Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III.  Al Palazzo si accede tramite una doppia rampa di scale collocata su un'ampia piazza trapezoidale. 

Dal balcone al centro della facciata di palazzo farnese si domina l'intera cittadina di Caprarola e l'intero ampio paesaggio circostante. 

Da palazzo Farnese si possono scorgere il Monte Soratte, il Terminillo, i Monti Sabatini, le vallate ed i boschi. All'intero del Palazzo farnese, invece, si può ammirare la magnifica Scala Regia, una scalinata a chiocciola poggiante su ben trenta colonne doriche e dai gradini così ampi da essere saliti a cavallo da Alessandro Farnese. Da questa scalinata all'interno del palazzo farnese si accede al Piano Nobile. Qui troviamo la Sala dei Fasti di Ercole, decorata magistralmente dai Fratelli Zuccari con la raffigurazione della creazione mitologica del lago di Vico.
Attraggono ed affascinano il visitatore, inoltre, l'imponente Sala del Concilio di Trento, nella quale il Vignola ha sapientemente ricreato, con il pennello colonne estremamente realistiche,la fantastica Sala dell'Aurora, seguendo le indicazioni dei dotti e letterati Annibal Caro, Fulvio Orsini, Onofrio Panvinio.

La Sala del Mappamondo, dove è rappresentato il mondo allora conosciuto dalle descrizioni dei viaggiatori.

La Sala degli Angeli o dell'Eco dove si verificano particolari effetti sonori ed acustici. L'esecuzione degli affreschi del Palazzo farnese è opera di abili pittori del tempo, i fratelli Zuccari, Jacopo Zanguidi detto il Bertoja allievo del Parmigianino, Antonio Tempesta nativo di Firenze, Raffaellino da Reggio, il fiammingo Bartolomeo Spranger, Giovanni De Vecchi e di tanti altri artisti minori. All'interno del Palazzo Farnese si trova anche lo spazio totalmente "umanizzato" del Bramantesco Cortile Circolare, che ancora oggi torna ad animarsi, durante la stagione estiva, quando si svolgono concerti e manifestazioni culturali.

Sul retro del palazzo farnese infine, si aprono i giardini all'italiana, architettura precisa ed elaborata, secondo quanto richiedeva il gusto cinquecentesco, i quali culminano nella segreta Casina del Piacere, fatta costruire in epoca immediatamente successiva al Palazzo e già residenza estiva del Presidente della Repubblica.